Attilio Premoli

Sono nato a Milano, il giorno di Ognissanti del 1963 e a Milano vivo, in una zona molto verde a sud della città, ai confini del Parco Agricolo Sud Milano.
La fotografia è sempre stata una mia passione, infatti racconto sempre che il primo servizio fotografico lo feci in terza media quando, il prof. di Applicazioni Tecniche, anziché farci costruire improbabili casette con il compensato ed il traforo, fece fare a tutte le classi terze una plastico in scala del nostro quartiere.
Era necessario scattare le fotografie delle zone più importanti del quartiere: la chiesa, le scuole ecc..
Così, con la mia macchinetta Kodak®, di quelle che si caricavano con la “cartuccia” fornita dalla stessa azienda, ho scattato 24 foto che hanno illustrato il plastico.
Verso i 14 anni ho incominciato ad usare la macchina fotografia di mio papa, una Koroll 35® della ditta Bencini di Milano con la quale ho fatto le mie prime esperienze, a volte fallimentari, con i diaframmi, i tempi di posa e, sopratutto, il difetto di parallasse, tipico delle macchine con mirino galileiano.
Le fotografie fatte allora erano i classici scatti delle vacanze: panorami, io ed amici in spiaggia o montagna.
Nel 1984 Emanuela, allora mia fidanzata, diventata poi mia moglie nel 1987, mi regalò la prima vera macchina fotografica: una Yashica® fx3®, reflex manuale con unica apertura all’elettronica per l’esposimetro. E’ presente, infatti, un tasto che aiuta a scegliere l’esposizione più corretta agendo sulla ghiera dei diaframmi.
Le foto che mi hanno appassionato all’inizio della mia carriera di foto amatore sono state i panorami ed i ritratti, foto per le quali ho mantenuto sempre una passione.
Ho capito che la tecnica fotografica va imparata leggendo manuali, libri e articoli che spiegano le diverse problematiche che ci sono dietro uno scatto ben riuscito e che aiutano a padroneggiare le immagini.
Ancora oggi mi tengo costantemente aggiornato.
Ho letto le biografie di molti fotografi famosi, dai grandi maestri del bianco e nero, ai più famosi artisti  di fama mondiale, quali Steve McCurry, Robert Capa o Gerda Taro; leggere le loro biografie fa capire il perché alcuni fotografi arrivano ai più alti livelli, chiaramente ed innegabilmente aiutati da una dote innata.
Da questi maestri, anche solo osservando le loro foto, c’è molto da imparare.
Nel 2013, per il mio cinquantesimo compleanno, ho sostituito la Yashica® fx3® con una Canon® EOS1100D®.
In questi ultimi anni mi sono avvicinato alla macro, tecnica che dà buone soddisfazione a fronte di qualche errore inevitabilmente commesso per affinare la tecnica.
Nello 2020 e nei primi mesi del 2021 ho iniziando a praticare il Light Painting, tecnica fotografica che facilmente si può attuare tra le mura domestiche con una spesa minima ed un po’ di fantasia.
Ulteriore tecnica compositiva a cui mi sono avvicinato, anch’essa tranquillamente fruibile in casa, è lo Sill Life, ovvero la composizione di oggetti inanimati senza la presenza dell’uomo nel contesto fotografico, nella pittura viene definita Natura Morta.
La vita riserva sempre sorprese, a volte gradite, a volte no e nel 2022 mi sono ammalto in modo severo, tanto che il 6 ottobre del 2023 sono stato sottoposto al trapianto di midollo osseo.
Guardo sempre il bicchiere mezzo pieno e, poco prima di entrare in ospedale, dove ci sono rimasto 29 giorni, ho acquistato una Canon® EOS90d® con il preciso intento di utilizzarla dopo la guarigione.
Molte delle foto che potete vedere nella mostra organizzata con Chiara le ho scattate con quella macchina.
Il mio intento è andato a buon fine.
Di luce e d’acqua fa parte di un primo progetto portato a termine con Chiara a cui ne seguiranno, sono certo, molti altri.