La Mostra

Tre papaveri.
La nostra mostra, Di luce e d’acqua, nasce da una foto, di quei fiori, che ho scattato qualche anno fa nelle risaie del Parco Agricolo Sud Milano e che Chiara ha interpretato con un acquarello.
Così ci siamo detti che poteva provare a trasformare dei ritratti fotografici nella sua arte.
Un acquarello non è una fotocopia dell’immagine originale, ma è l’interpretazione di Chiara che ha modificato alcune parti secondo il suo personale gusto.
Lavorare con Chiara, che ha scelto le foto, vedere nascere mese dopo mese le sue opere tra qualche dubbio e conferme, è stato entusiasmante.
E’ stata sempre una scoperta vedere le mie foto diventare acquarelli e sempre positiva.
Nelle mie foto cerco non la perfezione dello scatto, ma l’emozione che voglio trasmettere. La biografia di Robert Capa si intitola “Leggermente fuori fuoco” e le sue foto spesso sono così, ma non si dimenticano.
Ci siamo presi i nostri tempi, la fretta è sempre cattiva consigliera, e così, dopo circa un anno siamo riusciti a vedere la nascita di Di luce e d’acqua.
Henri Cartier Bresson diceva che per fare una buona foto bisogna mettere sulla stessa linea di fuoco l’occhio, la mente ed il cuore.
Ci siamo riusciti? A mio parere si.
Luce ed acqua le basi della fotografia e dell’acquarello e se ci pensate le basi della vita.
Tutto è nato dall’acqua.
Nel nostro caso da tre papaveri.

Questa mostra nasce da una proposta che, molto tempo fa, mi fece Attilio.
Colpito da un acquerello che avevo realizzato partendo da una sua foto di papaveri, mi chiese di fare qualcosa insieme. Accettai, anche se, a dire il vero, non ci credevo molto… Chi aveva tutto quel tempo per approfondire la tecnica dell’acquerello e realizzare numerose opere?
Poi, nella vita del mio amico Attilio, accadde un evento davvero complicato che mi fece riflettere e mi diede una spinta. Il tempo è prezioso e va riempito di rapporti di amicizia, di cose e persone belle, di sogni e di progetti da realizzare.
Così, con determinazione, mi sono iscritta ad altri corsi per perfezionare la tecnica dell’acquerello, fino a lanciarmi finalmente nella realizzazione di opere personali.
Il tema che abbiamo scelto è quello dei ritratti: un tema a me caro, perché adoro indagare le curve dei volti, la luce e il buio negli occhi, le smorfie delle labbra, le rughe d’espressione, i capelli ribelli o la brillantezza dell’alopecia.
Tradurre in acquerello, in maniera personale, le foto di Attilio, che con i suoi scatti sa cogliere l’attimo, la luce e catturare frammenti di anima, è stato davvero entusiasmante.
Per ogni ritratto ho chiesto a lui un parere, è stato davvero un percorso, un dialogo continuo di due mondi artistici differenti.
I ritratti in acquerello sono certamente una visione filtrata attraverso la mia sensibilità: non una copia, né tantomeno una fotocopia. Mi auguro che chi è protagonista di uno dei dipinti possa riconoscersi e rispecchiarsi.
Ciascun dipinto è unico e duraturo: racconta una storia personale, quella di chi è ritratto e dei sentimenti che mi ha evocato. Rimane come oggetto fisico, carico di significato e memoria.
Spero che anche voi, visitando la mostra, possiate trovare qualche immagine capace di emozionarvi.